Testimonianze – Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera https://museolaboratorio.it Sito ufficiale del museo etno-antropologico dei Sassi di Matera Sun, 25 Jul 2021 16:08:35 +0000 it-IT hourly 1 https://museolaboratorio.it/data/uploads/cropped-icon_new-100x100.jpg Testimonianze – Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera https://museolaboratorio.it 32 32 L’anello https://museolaboratorio.it/post/anello/ https://museolaboratorio.it/post/anello/#respond Sun, 25 Jul 2021 15:53:54 +0000 https://museolaboratorio.it/?p=4925 “Quel giorno in cui il governo fascista decise che tutti dovevano contribuire con oro, rame e ferro alla crescita dell’Italia, io compivo dieci anni.
I miei genitori avevano preso male la notizia.
– Con una mano prendono e con l’altra danno! – disse mio padre, riferendosi ai premi in denaro che elargivano alle famiglie numerose. La nostra era una vita di stenti, come quella di tanti altri, e di speranze risicate. Non era difficile che un bambino di pochi mesi morisse ed il premio fosse rinviato ad un’altra nascita.
Furono stabilite precise modalità per il prelievo dell’oro e dei metalli. Ogni inizio della settimana un incaricato, accompagnato da alcuni aiutanti, girava per le famiglie e verificava se in casa vi fossero più di tre pentole in rame o alluminio; il superfluo veniva ammucchiato su di un camioncino. Non erano esclusi cancelli, ringhiere, aratri in disuso e materiali ferrosi di vario genere.
La stessa sorte dovevano subire le fedi nuziali, ciondoli, spille e tutto ciò che era in oro; per questi monili preziosi, però, fu individuato un giorno di raccolta specifico per tutto il territorio nazionale. Naturalmente, all’atto della consegna, veniva rilasciata una ricevuta con tanto di firma e timbro del segretario del fascio.
Da noi si presentò proprio il 18 dicembre del 1935, giorno in cui tutti gli Italiani furono chiamati a donare l’oro alla Patria.
C’era tanta tristezza quel giorno. Dapprima prelevarono diverse pentole, comprese quelle in alluminio che usavamo in campagna per la raccolta dei pomodori; subito dopo si passò alle fedi nuziali che venivano cedute in cambio di anelli di ferro che recavano incisa la scritta “Oro alla Patria–18 nov. XIV”.
A mia madre luccicarono gli occhi quando vide mio padre sfilarsi dall’anulare la propria fede per consegnarla all’addetto, col capo basso. Nello stesso momento, rapidamente, sfilò dai lobi delle orecchie due piccolissimi orecchini e disse: – Questo è un mio piccolo anticipo per la patria: la fede mi è caduta nel pozzo perché mi andava un po’ larga –. Lo disse con tanta convinzione che noi tutti le credemmo subito; un po’ meno il segretario: la guardò con diffidenza e le annunciò che, appena possibile, avrebbe dato l’ordine di svuotare il pozzo.
Mia madre non si scompose affatto e, con dignità, assicurò che in occasione della consueta pulizia estiva della cisterna, avrebbe sicuramente ritrovato l’anello.
Ma ad agosto la cisterna non fu pulita.
Il segretario, che non aveva affatto dimenticato, si arrabbiò moltissimo e ritenne l’atteggiamento di mia madre un’offesa verso la patria passibile di punizione. Lei non si perse d’animo e, con estrema calma, cercò di porre rimedio a questa situazione di tensione.
Tra le cose del nonno, disperso nella Prima Guerra Mondiale, c’era, nascosto in una calza rattoppata, un piccolo anello di poco valore: lo prese e lo lasciò cadere nella mano del funzionario, dicendo – Ora non ho più debito, se debito bisogna chiamarlo –.
Il segretario, più rosso di un peperone, si tirò nervosamente la porta d’ingresso alle spalle. Un po’ di paura quel giorno la provammo, ma da allora non venne mai più nessuno ad esigere la fede.
Dell’anello non si parlò più anche negli anni successivi all’assegnazione delle case popolari di Serra Venerdì, che sanciva la fine di un incubo e anticipava un malessere diffuso e ancora più profondo.
Mio padre morì di tubercolosi a sessant’anni, quando mia madre ne aveva cinquantaquattro, io ventisette, mio fratello ventinove, le mie sorelle venti e ventiquattro.
Nei nuovi quartieri le sere trascorrevano nella tristezza, le strade non erano ben illuminate e c’erano ancora alcuni cantieri aperti che diffondevano un senso di disordine e di incompiutezza.
La gente, pur felice di aver abbandonato le case malsane e fatiscenti dei Sassi, era disorientata e qualcuno, incontrandoti, nemmeno salutava, non per mancanza di cortesia, ma quasi avesse paura di far emergere in una eventuale conversazione il timore che quel sogno di riscatto cominciasse a bucarsi come un pallone.
Nel 1966, dopo tredici anni dal trasferimento nella nuova abitazione, lasciammo la città e quella casa che ci aveva fatto stare bene all’inizio e tanto male dopo, dal momento che la povertà si era ripresentata anche in assenza di galline, mulo e maiale.
Non ci fu altra soluzione che cambiare mestiere e aggiungere al nostro dialetto la lingua americana.
Zia Maria, partita due anni prima di noi e già capace di esprimersi un po’ in inglese, si rese disponibile ad ospitarci e a guidarci nella nuova vita.
A novant’anni mia madre morì. Quando la vestimmo per seppellirla nel cimitero di Toronto, dalla federa del suo guanciale sbucò la sua fede nuziale che cominciò a rimbalzare sui pavimenti grigi, riflettendo una lieve luce dorata.
Tutti restammo a bocca aperta e ricordammo quell’episodio del passato: aveva mantenuto quel segreto per tanti anni, senza parlarne nemmeno con noi figli!”

Grazie Francesco per aver donato la fede nuziale di tua madre, d’accordo con i tuoi fratelli, a questo museo.
È qui, in una vetrina, sospesa con un nastro su altri monili d’epoca.
Emana un’alterigia quasi umana e riflette ancora una calda luce dorata.

(racconto di F.D., anni 94, tratto da “I racconti del Museo“)

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Intervista al maestro Ricciardi (4/4): la scuola https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-maestro-ricciardi-44-la-scuola/ https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-maestro-ricciardi-44-la-scuola/#respond Thu, 03 Jan 2019 14:27:17 +0000 https://museolaboratorio.it/?p=4669 Nell’ultima parte della lunga intervista che ci concesse nel 2016, il compianto maestro Ricciardi si sofferma sui temi della scuola e della famiglia e condivide con chi lo ascolta ricordi e sagge riflessioni.

Parte 4/4: la scuola

Il maestro Ricciardi narra alcuni episodi relativi alla esperienza scolastica attraverso i suoi ricordi di alunno prima e di insegnante successivamente.

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Intervista al maestro Ricciardi (3/4): ricordi d’infanzia https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-maestro-ricciardi-34-ricordi-di-infanzia/ https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-maestro-ricciardi-34-ricordi-di-infanzia/#respond Sat, 10 Feb 2018 00:29:23 +0000 https://museolaboratorio.it/?p=3995 Nella lunga intervista che ci concesse nel 2016, il compianto maestro Ricciardi si soffermó, con un’ironia attraversata da una sottile vena umoristica, su alcuni ricordi della sua infanzia.

Sono episodi semplici, ma rappresentativi di un mondo che si “regolava” anche attraverso le credenze popolari e le superstizioni.

Parte 3/4: ricordi d’infanzia

Il maestro Ricciardi narra alcuni episodi della sua infanzia e sottolinea la valenza delle credenze popolari e della superstizione nel controllo esercitato dagli adulti sui bambini.

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Intervista al maestro Ricciardi (2/4): lezione di dialetto materano https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-maestro-ricciardi-24-lezione-di-dialetto-materano/ https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-maestro-ricciardi-24-lezione-di-dialetto-materano/#respond Tue, 17 Oct 2017 12:21:51 +0000 https://museolaboratorio.it/?p=3932 In occasione della scomparsa del maestro Ricciardi, desideriamo ricordarlo con questa seconda parte della lunga intervista che ci concesse, con tanto entusiasmo, lo scorso anno. I problemi di salute che avvertiva gli facevano sentire l’urgenza di lasciare quasi un “testamento culturale” ai Materani di oggi.

La conversazione con lui spaziò su altri campi della vita sociale del passato. Provvederemo prossimamente a pubblicare le due parti ancora inedite.

Oggi ci premeva condividere il nucleo dei suoi insegnamenti: la necessità di salvaguardare il dialetto come supremo strumento identitario.

Parte 2/4: lezione di dialetto materano

Il maestro Ricciardi spiega alcune peculiarità del dialetto materano e indica ai Materani il percorso per salvaguardare la propria identità attraverso l’uso del dialetto.

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Intervista al maestro Ricciardi (1/4): l’importanza del dialetto https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-maestro-ricciardi-14-limportanza-del-dialetto/ https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-maestro-ricciardi-14-limportanza-del-dialetto/#respond Fri, 24 Feb 2017 22:07:45 +0000 http://museolaboratorio.it/?p=3686 Il maestro Ricciardi, fonte storica vivente, è noto ai Materani per la passione, la perseveranza e l’umiltà con le quali, da anni, sottolinea la necessità di salvaguardare il patrimonio storico materiale e non che ci connota. Lo fa quotidianamente, anche per strada, soffermandosi con i giovani e con i turisti, sfidando spesso l’insofferenza ingiustificata di quanti, trascinati dalle urgenze degli impegni quotidiani, non prestano la dovuta attenzione ai suoi messaggi. Questi ultimi si fanno sempre più pressanti, quasi disperati, perché avvertono l’ineorabilità del tempo che scorre.

Abbiamo voluto incontrare il maestro e fermare la sua testimonianza in un’intervista suddivisa in quattro parti. In ciascuna di esse si sofferma su un particolare aspetto della memoria da tutelare.

Parte 1/4: l’importanza del dialetto

Il maestro Ricciardi ricorda ai Materani l’importanza identitaria del dialetto e la necessità di preservarlo dall’oblio.

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Intervista: la Murgia Materana https://museolaboratorio.it/post/intervista-la-murgia-materana/ https://museolaboratorio.it/post/intervista-la-murgia-materana/#respond Sat, 23 Jul 2016 08:36:26 +0000 http://museolaboratorio.it/?p=3548 Intervista del 2016 a Giuseppe Gambetta, studioso e profondo conoscitore del territorio murgiano, presso il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera.

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Intervista: abitare nei Sassi https://museolaboratorio.it/post/intervista-abitare-nei-sassi/ https://museolaboratorio.it/post/intervista-abitare-nei-sassi/#respond Sat, 30 Apr 2016 09:40:24 +0000 http://museolaboratorio.it/?p=3435 Intervista del 1999 presso il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera al sig. D’Ercole Francesco, classe 1923.

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Intervista al fabbro https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-fabbro/ https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-fabbro/#respond Sun, 27 Mar 2016 19:28:58 +0000 http://museolaboratorio.it/?p=3324 Intervista del 1999 presso il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera al sig. Paolicelli Giuseppe, classe 1923, che lavorò come fabbro a Matera.

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Intervista al calderaio https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-calderaio/ https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-calderaio/#respond Wed, 06 Jan 2016 10:36:43 +0000 http://museolaboratorio.it/?p=3177 Intervista del 1999 presso il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera al sig. Sasaniello Francesco, classe 1925, che lavorò come artigiano calderaio nei Sassi.

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Intervista al sellaio https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-sellaio/ https://museolaboratorio.it/post/intervista-al-sellaio/#respond Fri, 28 Aug 2015 17:42:10 +0000 http://museolaboratorio.it/?p=3174 Intervista del 1999 presso il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera al sig. Di Pede, classe 1925, che lavorò come sellaio nei Sassi.

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Ricordi di vita quotidiana nei Sassi https://museolaboratorio.it/post/ricordi-di-vita-quotidiana-nei-sassi/ https://museolaboratorio.it/post/ricordi-di-vita-quotidiana-nei-sassi/#respond Thu, 25 Jun 2015 18:02:25 +0000 http://museolaboratorio.it/?p=2822 I ricordi di una signora (Dorina Cancelliere) che è vissuta nei Sassi, nei pressi dell’attuale Museo: i nomi e i soprannomi dei vicini di casa, episodi di vita quotidiana, i nomi degli utensili usati in cucina rievocati nel Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera.

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