{"id":2646,"date":"2015-04-30T19:44:30","date_gmt":"2015-04-30T18:44:30","guid":{"rendered":"http:\/\/museolaboratorio.it\/?p=2646"},"modified":"2018-05-31T11:10:01","modified_gmt":"2018-05-31T09:10:01","slug":"una-vita-nei-sassi-di-paola-milli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/museolaboratorio.it\/en\/post\/italiano-una-vita-nei-sassi-di-paola-milli\/","title":{"rendered":"(Italiano) &#8221;Una vita nei Sassi&#8221; di Paola Milli"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/museolaboratorio.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2646\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<blockquote><p><em>&#8220;Vi \u00e8 un luogo a Matera, citt\u00e0 dei Sassi, dichiarata nel &#8217;93 patrimonio dell&#8217;Umanit\u00e0 dall&#8217;Unesco, dove si ritrova intatto lo spirito che anim\u00f2 quell&#8217;umanit\u00e0 laboriosa e ingegnosa, sofferente e caparbia che abit\u00f2 le case scavate nelle rocce di tufo, in simbiosi con gli animali, dedita ai pi\u00f9 svariati mestieri, oltre quello del lavoro nei campi, in anni lontani che affondano le radici nella met\u00e0 del millecinquecento.&#8221;<\/em><\/p><\/blockquote>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">ITINERARI<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">(da &#8220;<a href=\"http:\/\/www.oggi7.info\">OGGI 7<\/a>&#8221; Magazine domenicale di &#8220;<a href=\"http:\/\/www.americaoggi.info\/\">America Oggi<\/a>&#8221; del 4 Settembre 2011)<\/p>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Donato Cascione ci racconta il Museo-Laboratorio della Civilt\u00e0 Contadina a Matera, gioiello prezioso per le tradizioni della Lucania<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <a href=\"mailto:milli-paola@gmail.com\">Paola Milli<\/a><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Una vita nei &#8220;Sassi&#8221;<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">I LUCANI hanno lasciato la loro patria pi\u00f9 di ogni altro italiano, ve ne sono cos\u00ec tanti nel mondo, quanto, invece, scarsi sono coloro che abitano questi dirupi scoscesi, queste colline che scendono dolcemente alla piana costiera, questi monti aridi che lamentano l&#8217;assenza di vegetazione, elementi non estranei a un isolamento che a lungo inib\u00ec sviluppo e crescita in Basilicata, antica terra di conquista dei Romani. Ma quel che qui precedette gli esodi della popolazione oltre gli Oceani, \u00e8 qualcosa che \u00e8 ben pi\u00f9 di tradizioni e modi di vivere di cui si ha traccia e se ne conserva la memoria, come in tutte le comunit\u00e0 solitamente avviene. \u00c8 qualcosa di tangibile che conserva ancora l&#8217;odore, l&#8217;umore, il respiro, di pratiche di vita che hanno segnato il cammino di una civilt\u00e0, i suoi valori, i saperi concreti e immateriali contrapposti al potere, alla sua storia di dominio e di oppressione sociale, culturale, economica che separava governi e governati, sotto il cielo di quel che era allora l&#8217;Italia, prima che divenisse nazione: ducati e regni di nobili possidenti o del papato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 un luogo a Matera, citt\u00e0 dei Sassi, dichiarata nel &#8217;93 patrimonio dell&#8217;Umanit\u00e0 dall&#8217;Unesco, dove si ritrova intatto lo spirito che anim\u00f2 quell&#8217;umanit\u00e0 laboriosa e ingegnosa, sofferente e caparbia che abit\u00f2 le case scavate nelle rocce di tufo, in simbiosi con gli animali, dedita ai pi\u00f9 svariati mestieri, oltre quello del lavoro nei campi, in anni lontani che affondano le radici nella met\u00e0 del millecinquecento. Questo luogo profano, ma di intensa sacralit\u00e0, \u00e8 il Museo-Laboratorio della Civilt\u00e0 Contadina, nel Sasso Barisano, uno dei due anfiteatri naturali, l&#8217;altro \u00e8 il Caveoso, su cui \u00e8 adagiata la citt\u00e0, fra le pi\u00f9 antiche al mondo, con al centro la Civita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donato Cascione, materano, figlio di un ebanista, nato nel &#8217;49, \u00e8 il fondatore del Museo, a cui ha dato vita quattordici anni fa, nell&#8217;intento didattico di ricostruire ambientazioni e strumenti, nonch\u00e9 mestieri, testimonianze dirette del vissuto di contadini, artigiani e braccianti, abitanti nelle grotte di tufo, affinch\u00e9 i giovani di oggi recepiscano il senso di quella civilt\u00e0 perduta, di cui difficilmente qualcuno parler\u00e0 loro, e attraverso gli oggetti esposti, da lui recuperati con zelo e dedizione, quale etnologo e antropologo autodidatta e militante, riprendano il filo delle emozioni e dei contrasti che animarono il popolo dei Sassi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima stanza che mi viene mostrata, vuole essere una provocazione, secondo le intenzioni, di colui che l&#8217;ha allestita, un ambiente clericale, testi sacri e crocifissi alle pareti, un letto che potrebbe essere quello di un sacerdote. Il clero ha soffocato le necessit\u00e0 del mondo contadino, come le hanno soffocate il potere temporale e la borghesia, si muovevano in questa triade i contadini, afferma Cascione, non \u00e8 stato facile per loro uscire da questa morsa. La cultura che reprime, che soffoca, che sfrutta ulteriormente, \u00e8 stata la strumento di cui si \u00e8 servito il clero, ma anche la borghesia, i grandi latifondisti, proprietari di terre, e il potere temporale, il governo locale che nicchiava, per intimorire e soggiogare coloro che nulla possedevano, se non il timore di Dio e la superstizione che li dominava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando e perch\u00e9 gli abitanti abbandonarono i Sassi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abFu un allontanamento coatto, disposto con la prima delle leggi speciali sui Sassi, voluta nel 1952 da Alcide de Gasperi, allora Presidente del Consiglio, \u00e8 iniziato cos\u00ec il trasferimento di diciassettemila persone nei nuovi rioni della citt\u00e0 moderna, costruiti sulla base di un piano regolatore organico, redatto dall&#8217;architetto Luigi Piccinato. Matera contava allora trentamila abitanti, met\u00e0 della sua popolazione affront\u00f2 il trasferimento progressivo negli anni, dal &#8217;53 al &#8217;68.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dovevano lasciare queste case, vivere nei nuovi alloggi, dovevano chiudere questa storia che era diventata lo scandalo, una vergogna nazionale, che creava nel perbenismo un certo disagio e sdegno, perch\u00e9 c&#8217;era un alto tasso di mortalit\u00e0 infantile, la gente moriva di stenti, umidit\u00e0, non avevano la fognatura, non avevano l&#8217;acqua, vivevano ammucchiati come animali in un unico stanzone, condizioni, tut- tavia, ancora piuttosto diffuse nell&#8217;Italia del secondo dopoguerra.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Erano tutti consapevoli di questo inferno, persino la sorella di Carlo Levi era venuta qui, prima di recarsi dallo scrittore, confinato a Grassano. De Gasperi non aveva previsto, per\u00f2, il grave strappo antropologico di cui furono vittime i contadini, sradicati nella nuove case, la loro identit\u00e0 messa a soqquadro. I loro figli non vedevano l&#8217;ora di fuggire dall&#8217;inferno dei Sassi, ma i nonni, i padri, sono stati male, la notte tornavano, rompevano le barriere, apposte dal Comune, per rimettersi di nuovo dentro le case, il governo fu rigido, irremovibile. Il fascismo, invece, fece le strade, provvide i rioni di punti per incanalare i liquami, ma non le case popolari, non si \u00e8 mai preoccupato di questo, ha promesso e basta\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Chi erano gli abitanti dei Sassi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIl quaranta per cento erano artigiani, il dieci per cento braccianti e il resto contadini\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A quando risalgono i primi insediamenti nel Sasso materano?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abSubito dopo la caduta dell&#8217;Impero Romano, queste popolazioni si sono diffuse un po&#8217; ovunque, qui da noi ci sono stati i Longobardi che si dedicavano all&#8217;artigianato e all&#8217;agricoltura, decidendo di cambiare rotta alla loro vita bellica, c&#8217;erano anche i serbocroati, gli albanesi, gli arabi, i monaci provenienti dall&#8217;Oriente, questi ultimi avevano un bel programma, realizzavano chiese rupestri, case, davano man forte alla popolazione gi\u00e0 presente sul territorio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La religiosit\u00e0 era vissuta dagli abitanti dei Sassi come suggestione, come timore?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abEntrambe le cose, basti pensare che prima dell&#8217;Editto napoleonico di Saint Cloud, emanato il dodici giugno 1804, i morti venivano seppelliti come meglio potevano, nei seminterrati delle chiese, in casa, sono stati dei grandi scavatori, hanno scavato nei posti in cui deporre i loro morti per convogliare acque piovane; la Chiesa acconsentiva a custodire i loro morti, se i parenti non avevano altro posto dove sistemarli, per\u00f2 pretendeva un compenso per questo, sfacciatamente chiedeva un piccolo vigneto, qualcosa, cos\u00ec si sarebbero dette tante messe e l&#8217;anima del defunto sarebbe stata salva\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come erano strutturate le abitazioni nei Sassi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> \u00abCi sono quattro tipi di case: la Casa Grotta, completamente scavata nella roccia, che \u00e8 sabbia fossile, non ha finestre, quindi l&#8217;aria e la luce entrano solo dalla porta, ci\u00f2 era causa del rachitismo nei bambini; c&#8217;\u00e8 poi la Casa con Grotta Annessa, significa che queste preesistenze sono state dilatate nel tempo, sono antichissime rispetto al corpo realizzato in un tempo successivo, nella grotta esistente sistemavano gli animali, in genere un mulo e solo una tenda separava gli animali dal nucleo familiare. Un altro tipo ancora \u00e8 dato dalla Casa tutta in tufo, infine la Casa Palazziata, una casa che ha finestre, terrazze, molti punti luce, l&#8217;aria e il sole vi entrano diffusamente, era il sogno di tanti una Casa Palazziata! Ci abitava il contadino pi\u00f9 ricco, il borghese, e i nobili avevano case anche a tre piani quaggi\u00f9\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Suo padre ha vissuto nei Sassi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abNo, ci ha vissuto mio nonno fino al 1936, con una famiglia molto numerosa, poi and\u00f2 via spontaneamente per le difficili, non pi\u00f9 sopportabili, condizioni di disagio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come \u00e8 nato in Lei questo recupero delle tradizioni del passato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abMolti miei compagni di scuola erano contadini, ero sempre l\u00ec con loro, nelle loro case, vedevo gli animali, sentivo le puzze, mi appassionavo sempre di pi\u00f9, andavamo in campagna e qualche volta partecipavo alla vendemmia, era un gioco per me, per loro era un lavoro, per quei contadinelli. Mi \u00e8 esploso dentro, dopo tanti anni, questo desiderio di recuperare radici non mie, ma che sentivo mie\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Recuperare questa identit\u00e0 ha significato recuperare anche questo patrimonio di sofferenza?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abS\u00ec, \u00e8 la sofferenza che ha preparato il nostro futuro, grazie a loro abbiamo tanti valori che sono ancora in piedi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vedo incorniciata una recensione della prima edizione dei &#8220;Racconti del Museo&#8221; pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno nel 2003. Che cosa rappresenta questo volume che ha curato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abSi tratta di testimonianze dirette raccolte da coloro che sono rimasti, gente che ha vissuto nei Sassi, che ha fratelli emigrati all&#8217;estero, a cui per\u00f2 il libro in molti casi \u00e8 pervenuto, perch\u00e9 la memoria attraversa i continenti, non ha frontiere e i ricordi non li pu\u00f2 cancellare nessuna legge, nessun decreto pu\u00f2 sopprimerli\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali erano i luoghi e gli strumenti di socialit\u00e0 dentro le grotte di tufo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIl braciere, oltre che riscaldare, era un modo e un luogo di aggregazione , qui si riunivano in bambini nell&#8217;attesa che il padre tornasse dai campi, l&#8217;anziana raccontava la sua vita e quella dei suoi antenati, quindi mettevano nel braciere qualcosa, castagne, frutti di stagione, un pezzo di lardo, delle patate, perdevano tempo, asciugavano la biancheria, poi tornava l&#8217;uomo dai campi, il mulo lo tenevano fuori qualche minuto per farlo acclimatare, come dicevano loro, dopo la vecchietta lo portava in stalla, a volte c&#8217;era una scalinata ripida e il mulo scendeva molto lentamente, era questa l&#8217;occasione in cui ella sussurrava qualcosa all&#8217;orecchio del mulo, gi\u00e0 cos\u00ec stanco che poteva succedere l&#8217;irreparabile, e lei con dolcezza lo chiamava per nome, tutti gli animali avevano un nome proprio di persona e facevano parte della famiglia. Quando il mulo moriva, i vicini davano le condoglianze perch\u00e9 la famiglia colpita aveva perso una ricchezza\u00bb.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Perch\u00e9 questa vicinanza strettissima agli animali?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abL&#8217;uomo e il mulo una volta erano unica avventura umana, l&#8217;animale, parte della famiglia, veniva pianto e curato come uno di famiglia, erano legati da un vincolo a dir poco misterioso e fatale\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I mestieri esercitati nelle botteghe entro i Sassi come venivano concepiti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abSolitamente tutti gli artigiani svolgevano pi\u00f9 mestieri, il barbiere, per esempio, \u00e8 stata una figura eclettica, sapeva fare tante cose, praticava salassi, cavava denti, i medici avevano un costo, curava la vestizione dei morti, a volte era anche lustrascarpe; il sellaio sapeva fare il sarto, il falegname, faceva anche il lattoniere, il calderaio, lavorava il rame e altri metalli all&#8217;occorrenza\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come crede che venga percepito il suo lavoro?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIo rappresento la citt\u00e0 di Matera, non Donato Cascione, pur non essendo materano doc, mio padre era barese, \u00e8 arrivato a Matera nel &#8217;36, aveva diciotto anni, mio nonno era originario di Grumo, mia madre di origine veneta, ma ha trascorso l&#8217;infanzia qui. Noi con i nostri mezzi portiamo avanti un discorso culturale, piccole dispense, pubblicazioni, non mi importa se il sindaco non ci ha mai onorato della sua presenza, ho in mente una progettualit\u00e0 su pi\u00f9 livelli, perch\u00e9 ci sono realt\u00e0 che non ho ancora realizzato, riesumare dal passato altre figure artigianali, il fabbricatore di sedie, il creatore di funi, e poi avviare la scuola delle arti, per non dimenticare l&#8217;operato di chi ci ha preceduto e trasmetterlo ai ragazzi di oggi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><\/p>\n<div class=\"shariff\"><ul class=\"shariff-buttons theme-default orientation-horizontal buttonsize-medium\"><li class=\"shariff-button facebook shariff-nocustomcolor\" style=\"background-color:#4273c8\"><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fmuseolaboratorio.it%2Fen%2Fpost%2Fitaliano-una-vita-nei-sassi-di-paola-milli%2F\" title=\"Share on Facebook\" aria-label=\"Share on Facebook\" role=\"button\" rel=\"nofollow\" class=\"shariff-link\" style=\"; 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