{"id":3636,"date":"2016-10-29T10:12:02","date_gmt":"2016-10-29T09:12:02","guid":{"rendered":"http:\/\/museolaboratorio.it\/?p=3636"},"modified":"2018-11-19T01:08:12","modified_gmt":"2018-11-19T00:08:12","slug":"le-usanze-funebri-le-distinzioni-fino-alla-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/museolaboratorio.it\/en\/post\/italiano-le-usanze-funebri-le-distinzioni-fino-alla-fine\/","title":{"rendered":"(Italiano) Le usanze funebri: le distinzioni fino alla fine"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/museolaboratorio.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3636\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"prima_lettera\">L<\/span>&#8216;idea che la morte svolgesse una funzione livellatrice veniva respinta nel vecchio sistema di vita in cui fra i privilegiati e l&#8217;umanit\u00e0 ad essi sottoposta intercorrevano unicamente legami di dipendenza e di servit\u00f9. La Chiesa assecondava tale polarizzazione sociale affidando al suono di differenti campane l&#8217;annuncio del decesso di un aristocratico o di un popolano: per il primo si usava lo &#8220;squidde&#8221;, per il secondo lo &#8220;squidduzze&#8221;. Il numero dei rintocchi presentava ulteriori variazioni: sette per l&#8217;uomo, cinque per la donna; per i bambini avevano un suono meno cupo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il decesso avveniva di solito in casa, molto raramente in ospedale. I familiari provvedevano a fornire al moribondo tutti i conforti religiosi e i congiunti pi\u00f9 stretti si occupavano della vestizione e della sistemazione della salma, in modo che avesse una postura composta e dignitosa: legavano dei panni arrotolati intorno ai piedi e al capo, in modo che la bocca restasse chiusa e i piedi uniti. Nella bara si ponevano alcuni oggetti a cui il defunto era particolarmente legato o di cui avrebbe potuto aver bisogno nell&#8217;al di l\u00e0. La salma veniva disposta con i piedi rivolti verso l&#8217;ingresso dal quale sarebbe dovuta uscire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La veglia funebre durava tre giorni, per consentire ai parenti che vivevano lontano o abitavano in campagna di giungere in tempo per parteciparvi. La camera ardente veniva allestita nel vano pi\u00f9 grande o nell&#8217;unico ambiente nel quale si viveva; si sistemavano delle sedie intorno alla bara, si coprivano gli specchi, per evitare lugubri riflessi o vanitose distrazioni. Aveva inizio, quindi, il lamento funebre che, secondo le ricerche di Ernesto De Martino, si articolava in tre momenti: la scarica di impulsi, con tendenze autolesionistiche; le stereotipie verbali mimiche e melodiche; l&#8217;adattamento del dolore al caso concreto. Era in quest&#8217;ultima fase che le donne lodavano il defunto e ne sottolineavano l&#8217;elevatezza morale e le doti che lo avevano contraddistinto in vita. I pi\u00f9 benestanti si facevano affiancare dalle prefiche, lamentatrici a pagamento che, con le proprie prestazioni plateali e coinvolgenti, amplificavano l&#8217;espressione del dolore dei parenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il corteo funebre aveva una composizione diversa, a seconda dell&#8217;estrazione sociale del defunto: i benestanti si assicuravano la partecipazione di numerosi sacerdoti (il capitolo o il mezzo capitolo) e delle orfanelle degli istituti religiosi della citt\u00e0, a volte anche della banda musicale. Un tempo vi partecipavano solo gli uomini, in seguito iniziarono a parteciparvi anche le donne; esso era capeggiato dai parenti dello stesso sesso di chi era scomparso. Il feretro, in passato, veniva trasportato a spalle da parenti o amici; successivamente si usarono carrozze trainate da due cavalli, pi\u00f9 o meno sontuose, sempre a seconda del censo dei dolenti. Ai funerali dei membri della Confraternite religiose partecipavano tutti i componenti delle associazioni, muniti del proprio stendardo e rigorosamente in divisa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclusasi la cerimonia religiosa, il corteo proseguiva verso il cimitero di Via IV Novembre; i conoscenti porgevano, all&#8217;ingresso, le condoglianze ai parenti che, da soli, assistevano alla tumulazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo i funerali, i parenti pi\u00f9 stretti portavano a casa del defunto il cons\u00f2lo, &#8220;u cunz&#8221;, una cena a base di pasta in brodo di carne; tale consuetudine si ripeteva nei giorni successivi, dal momento che i congiunti del defunto non potevano uscire, non si recavano nemmeno al lavoro e ricevevano le visite di condoglianze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguiva un periodo di lutto stretto durante il quale gli uomini non si radevano, per accentuare lo stato di prostrazione interiore, e applicavano una fascia nera al cappello e alla manica sinistra della giacca o del cappotto; le donne vestivano interamente di nero, calze e fazzoletto in testa compresi. Il lutto stretto aveva una durata variabile, in base al legame di parentela con il defunto: poteva durare da uno a pi\u00f9 anni. Si passava, quindi, al &#8220;mezzo lutto&#8221;, con l&#8217;inserimento di qualche indumento scuro, ma non nero; infine veniva eliminato completamente. Molte vedove portavano il lutto a vita, per scelta o per il susseguirsi di decessi in famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la tradizione popolare, alcune anime non riuscivano a trovare pace e vagavano, in pena. In diversi racconti degli anziani, che spaventavano terribilmente bambini e giovani e frenavano le velleit\u00e0 avventuriere di alcuni, ricorrevano incontri inquietanti con defunti, alla ricerca del riposo eterno, che non disdegnavano il contatto con i vivi. Il 2 novembre, inoltre, si riteneva che avesse luogo la &#8220;processione delle anime del Purgatorio&#8221; che dalla Chiesa di S.Pietro Caveoso raggiungeva Piazza Sedile, proseguiva verso la Chiesa del Purgatorio, scendeva lungo Via Pennino e ritornava al punto di partenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inutile sottolineare che, durante quella notte, le strade dei Sassi restavano deserte e diventavano il regno delle ombre.<\/p>\n<p><\/p>\n<div class=\"shariff\"><ul class=\"shariff-buttons theme-default orientation-horizontal buttonsize-medium\"><li class=\"shariff-button facebook shariff-nocustomcolor\" style=\"background-color:#4273c8\"><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fmuseolaboratorio.it%2Fen%2Fpost%2Fitaliano-le-usanze-funebri-le-distinzioni-fino-alla-fine%2F\" title=\"Share on Facebook\" aria-label=\"Share on Facebook\" role=\"button\" rel=\"nofollow\" class=\"shariff-link\" style=\"; background-color:#3b5998; color:#fff\" target=\"_blank\"><span class=\"shariff-icon\" style=\"\"><svg width=\"32px\" height=\"20px\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 18 32\"><path fill=\"#3b5998\" d=\"M17.1 0.2v4.7h-2.8q-1.5 0-2.1 0.6t-0.5 1.9v3.4h5.2l-0.7 5.3h-4.5v13.6h-5.5v-13.6h-4.5v-5.3h4.5v-3.9q0-3.3 1.9-5.2t5-1.8q2.6 0 4.1 0.2z\"\/><\/svg><\/span><span class=\"shariff-text\">share<\/span>&nbsp;<\/a><\/li><li class=\"shariff-button twitter shariff-nocustomcolor\" style=\"background-color:#595959\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share?url=https%3A%2F%2Fmuseolaboratorio.it%2Fen%2Fpost%2Fitaliano-le-usanze-funebri-le-distinzioni-fino-alla-fine%2F&text=%28Italiano%29%20Le%20usanze%20funebri%3A%20le%20distinzioni%20fino%20alla%20fine\" title=\"Share on X\" aria-label=\"Share on X\" role=\"button\" rel=\"noopener nofollow\" class=\"shariff-link\" style=\"; 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