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Il latifondo, al Sud, ha avuto una persistenza impressionante: fu la Riforma Agraria del 1950 a decretarne la fine.

Ad esso si accompagnava un’agricoltura povera, estensiva, caratterizzata prevalentemente da monocolture (grano, ulivi…), profondamente diversa da quella praticata al Nord, più razionale, intensiva e diversificata.

Perchè questo divario?

Al Nord, l’istituto feudale era regolato iure Longobardorum, secondo il quale il feudo non era considerato una unità indivisibile: esso veniva trasmesso non al primogenito, cui spettava solo il titolo, ma a tutti gli eredi maschi del feudatario; di conseguenza, suddiviso in quote fra i vari eredi, finiva con lo scomparire nel giro di poche generazioni; le piccole proprietà favorivano colture agrarie più evolute, con notevoli vantaggi per l’economia del paese.

Al Sud, invece, l’istituto era regolato iure Francorum, che considerava il feudo  indivisibile e  trasmissibile da primogenito a primogenito; soltanto “intero” poteva essere venduto ed acquistato; ciò non consentiva migliori e più razionali metodi di coltura, anche perchè bisognava salvaguardarne gli usi civici (pascolo, semina, spigolatura…).

 


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