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La breve infanzia

Nella famiglia contadina era cosa consueta vedere ragazzi di 7-8 anni aggirarsi per i campi ed aiutare i genitori nella raccolta delle erbe, nella semina, nella mietitura, nella trebbiatura e nella vendemmia.

Erano ragazzi che venivano precocemente avviati al lavoro e sottratti alle scuole, nonostante le leggi sull’obbligo scolastico.

Tutti apprendevano l’arte di coltivare la terra direttamente dai genitori; questi ultimi, spesso, per toglierli dall’ozio e dalle cattive compagnie, li mandavano ‘a bottega’.

La bottega degli artigiani era, dunque, anche un luogo di formazione per i ragazzi, poiché modellava i caratteri e li preparava nelle arti.

Essere allievo di un artigiano significava preparare il proprio futuro, ma anche eseguire i lavori più umili.

I più piccoli trovavano il tempo da dedicare a giochi prevalentemente di gruppo e manuali che erano molto semplici ma impegnavano la creatività e la fantasia e risultavano fortemente socializzanti e formativi sul piano psicomotorio.

I giochi più diffusi fra i ragazzi erano: la fionda, la palla, il cerchio, ‘toccaferro’, ‘briganti e carabinieri’, lanci di soldi o bottoni in alto (spacca chiang), ‘cavallo e giumenta’, ‘u’puccl e la stascedd‘…

Le ragazze, invece, giocavano alla ‘campana’, alla ‘settimana’, alle ‘cinque pietruzze’, al girotondo e a diversi giochi cantati.

I giocattoli, fino agli anni ’60, erano costituiti da oggetti comuni realizzati con materiali poveri, ma ricchi di inventiva e di fantasia.

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